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G8 di Genova

Questo è il testo integrale della testimonianza di Valerio Minnella, pubblicata dal quotidiano "il Domani di Bologna" all'indomani dei noti pestaggi di polizia in occasione del G8 di Genova.
 
 
Comincio con un’affermazione forte, farà arrabbiare molti, forse tutti, non è politically correct, ma ho i titoli per farla: le radiografie sono ancora lì; Emma Bonino forse ricorda le condizioni in cui ero quando, come parlamentare, è venuta a trovarmi in carcere dopo il pestaggio.
 
Io affermo che: chi fa il poliziotto non può essere una brava persona!
Con le dovute eccezioni, questa regola è vera!
Non perché tutti i poliziotti vanno in giro a picchiare la gente, non perché tutti sono corrotti o altro del genere, ma perché tutti i poliziotti (Celere, Guardie Carcerarie, Finanzieri, ecc.) vivono nell’omertà.
 
Di fronte alle schifezze fatte da pochi, tutti gli altri tacciono, fanno finta di non sapere, minimizzano, con la cultura del "cane non mangia cane", ti dicono "se parlo poi sono un infame, e il giorno in cui mi trovo davanti un rapinatore armato, i miei colleghi si voltano dall’altra parte …..".
Non racconta il vero a La Repubblica il poliziotto che dice "Se sbagli ti aspetti che il corpo ti protegga", chi commette questi sbagli (sbagli ?!?!?!) SA che il corpo lo proteggerà!
 
Omertà. La polizia, i secondini e tutti gli altri pestano quotidianamente qualcuno. I pestaggi del G8 sono sotto i riflettori, ma parlate con i ragazzi che vengono arrestati ogni giorno ….
Questo succede oggi, succedeva 25 anni fa, succedeva 25 anni prima, ogni poliziotto lo sa, ma nega. Storie di violenza carceraria o delle forze dell’ordine se ne possono raccogliere a centinaia in questa repubblica democratica, io vi racconto le mie, le ricordo bene:
 
Marzo 77 – Bologna – Radio Alice: alla radio veniamo arrestati in cinque, gli altri quattro, fra i quali mio fratello, vengono portati in questura prima di me, io li seguirò poi, perché debbo sovrintendere al sequestro delle attrezzature.
Quando li raggiungo li trovo massacrati, con i volti tumefatti, sanguinanti; dopodiché vengo portato a mia volta in una stanza a fianco e picchiato da 5 o 6 poliziotti; ma io sono un militante nonviolento da anni, conosco la forza delle parole e, nei momenti critici, divento lucido come non mai: Non smetto di parlargli un attimo, parlo con la poca voce che ho, malgrado i colpi sulle reni facciano davvero un male cane; finalmente uno di loro ha un attimo di esitazione, è fatta, continuo a parlargli, ora smettono di picchiarmi e mi ascoltano, uno prova anche a scusarsi: "… a rimetterci sono sempre quelli che non c’entrano …", " … capiamo che voi siate arrabbiati, in fondo è morto uno di voi, ma anche noi …" (chissà com’è che ancora una volta il morto è uno di noi?)
Tutto questo avviene il 12 marzo 1977, nell’ufficio del dott. Lo mastro, a Bologna.
Quando veniamo trasferiti in carcere i militari di custodia verbalizzano le nostre condizioni (loro sono pratici, queste cose le vedono quotidianamente e vogliono evitare di essere poi accusati per quelle che non gli competono).
 
Giugno 77 – Modena: siamo al quattordicesimo giorno di digiuno; protestiamo perché vogliamo che i magistrati si occupino di noi, vengano ad interrogarci, chiudano le inchieste; vogliamo un processo, riteniamo che sia un nostro diritto (arriverà sette anni dopo).
Per stroncare la protesta, i magistrati decidono di dividerci, mandando ognuno di noi in un carcere diverso. Io vengo spedito a Modena e, nel foglio che motiva il trasferimento sta scritto che vengo trasferito perché ho tentato di evadere !!!
Tutti sanno che in carcere chiunque tenti un evasione viene poi pestato a sangue. Tutti sanno che a Modena (all’epoca) c’è una squadra di picchiatori sanguinari capeggiata da un certo Santoro (è lì che è stato suicidato Bruno Valli, impiccatosi ad una grata alta un metro e mezzo da terra).
Spedire una persona a Modena con un simile lasciapassare è una forma di condanna certa.
E infatti, dopo le undici di sera arrivano, nella cella entrano in sei, forse sette, non fa differenza, anche se volessi non potrei opporre resistenza, sono al quattordicesimo giorno di digiuno. Forse è proprio perché non oppongo resistenza che sono ancora vivo, non sono scivolato ….
Mia madre conserva la mia camicia strappata e piena di sangue, così simile a quella indossata da Bruno Valli quando l’hanno trovato morto.
 
 
Ho cinquant’anni, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, chi mi conosce sa che non sono un violento o un provocatore, né a parole né nei fatti, la mia militanza politica parla da sé.
 
Ma oggi, come allora, come 25 anni prima, i poliziotti picchiano, massacrano, uccidono.
 
Riprendete in mano gli archivi e contate: dal dopoguerra ad oggi, sono centinaia i morti provocati dalle cosiddette forze dell’ordine, migliaia i feriti.
 
Contate, ricontate, contate ancora. Oltre ai nomi che tutti ricordiamo (Pinelli, Saltarelli, Francesco Lo Russo, Giorgiana Masi, Carlo Giuliani), ne troverete ancora centinaia.
 
Questi sono fatti. Poi, solo poi, vengono le analisi, le ipotesi e le teorie: "Quando ieri a Valle Giulia / avete fatto a botte con i poliziotti / io simpatizzavo con i poliziotti / perché i poliziotti sono i figli dei poveri", "I poliziotti non hanno colpe, la colpa è della sottocultura di cui sono figli ….", "I poliziotti violenti sono presenze marginali …."
 
Io potrei anche condividere molte di queste parole, ma non vi ascolto, non oggi, ascolterò solo dopo, DOPO CHE LI AVRETE FERMATI!
 
Quando non dovremo più contare i morti, discuteremo del come e del perché.
 
Fino ad allora, quelli che vivono fianco a fianco con i colleghi violenti e non li fermano, non li denunciano, non se ne vanno, sono come loro: sono complici.
 
Parliamo ancora di questa omertà: è identica a quella che ha protetto (protegge?) la mafia in Sicilia, il nonnismo in caserma. Qualcuno dirà che sto accomunando fenomeni diversi. Che li guardi meglio, che li studi di più.
 
E’ la stessa omertà. Un’omertà che viene coltivata dall’alto, con la benedizione e l’impunità (il pesce comincia sempre a puzzare dalla testa).
 
Volete delle prove? Ricominciate a contare (la materia da imparare per analizzare la storia, non è la sociologia, è l’aritmetica).
 
Quanti di quegli omicidi, di quei pestaggi che avete contato prima sono stati puniti nel corso degli anni? Non ne trovate nei vostri archivi? Avete cercato male o non ce ne sono?
 
Ogni poliziotto è un complice, l’ho già detto, ma chi può denunciare il collega con cui continuerà a convivere, sapendo che non sarà mai perseguito.
 
Dopodiché, a noi restano solo le smentite dei Margiotta e dei De Gennaro che affermano che i poliziotti non picchiano, non hanno mai picchiato nessuno, e se proprio qualche volta è successo la colpa è dei provocatori.
 
MENTONO! Mentono come, ai miei tempi, mentiva Cossiga dichiarando che nessun poliziotto in borghese sparava sui manifestanti, forte di un parlamento che, intanto, si apprestava a votare una legge che dichiarava non perseguibile il poliziotto che sparava durante gli scontri (è questa legge, varata per salvare il carabiniere Tramontani, che proteggerà chi ha ucciso Carlo Giuliani?).
 
Lo ripeto, se volete dopo possiamo discutere del perché i poliziotti si comportano così, possiamo parlare dei turni massacranti cui sono costretti e della rabbia che hanno in corpo, dell’indottrinamento che subiscono, ecc. ecc.
 
Ma ne discutiamo dopo, quando i dirigenti e i politici avranno smesso di mentire, di giustificare, di coprire, e i singoli poliziotti non saranno più complici.
 
DOPO! Prima che smettano!
 
 
Valerio Minnella
Bologna, 29 luglio 2001

Altre radio parlano di Alice

 

Italia

9 Febbraio 2016

Radio Città del Capo, Bologna

www.radiocittadelcapo.it 

Radio Fujiko, Bologna

www.radiocittafujiko.it

In occasione del quarantennale della prima trasmissione ufficale, Città del Capo e Fujiko ricostruiscono il primo nastro di Radio Alice.

http://storage.arkiwi.org/RCF/SpecialeRadioAlice.ogg

 

9 Febbraio 2016

Radio Onda d'Urto, Brescia

http://www.radiondadurto.org/

Anche Onda d'Urto ricorda la nascita di Radio Alice con un'intervista a Valerio Minnella.

http://www.radiondadurto.org/wp-content/uploads/2016/02/Valerio-Minnella-40-anni-radio-alice.mp3

 

Germania

23 Novembre 2016

Radio Corax - radio comunitaria di Halle
www.radiocorax.de 

"... Last summer I've been in bologna with some friends for a week and when we was there, we asked around to get contact to some people who can tell us something about the history of Radio Alice ... .... In such an interview we would like to talk about the context of the founding of Radio Alice, it's role inside the 70's movement in Italia, the way Radio Alice did work, the theoretical influences on Radio Alice, the repression against Radio Alice, what happened after Alice was closed in 1977 ... "

http://radiorevolten.net/ueber-die-legende-unter-den-freien-radios-radio-alice/

(Intervista a Valerio Minnella)

 

Argentina

8 dicembre 2016
FM La Tribu, Buenos Aires     
"Buon pomeriggio !!
Abbiamo contattato perché da FM La Tribu, radio comunitaria Buenos Aires hanno eseguito un audio per il 40 ° anniversario di Radio Alice, esperienza faro per noi.
 Le produzione dei programma Sonidos Clandestinos abbiamo dedicato produzione del suono a 40 anni, si avvicina dal patrimonio politico, comunicativo e artistico di Radio Alice.
 Inviamo il pezzo e la speranza di godere come abbiamo fatto nosotrxs per farlo
 Ciao da tutto il team di clandestini Suoni e FM La Tribu."

 

Francia

1 febbraio 2017

Radio France - France Culture

www.franceculture.fr

Chers Tous, "Skank Bloc Bologna" sera diffusé le mercredi 1er février à 23h00 sur les ondes de France Culture et disponible en podcast (
https://www.franceculture.fr/emissions/creation-air/skank-bloc-bologna?xtmc=Skank%20Bloc%20Bologna&xtnp=1&xtcr=1 ).
Son thème : Bologne en 1977. L'émergence du mouvement autonome, des radios libres mais aussi de la scène punk et queer en Italie. "Nous étions une bande de pédés, de lesbiennes et de putes." Avec Helena Velena, Valerio Minella, Virginia Rossini et Lapo Boschi.
Traduction : Simonetta Geeggio. "Création On Air, un espace d'expérimentations sonores.
Un immense merci à tous. Guillaume.

 

 

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